24 ottobre 2004: MOTARDATA 2, la vendemmia

Le avvisaglie c’erano già da qualche giorno, tosse, mal di gola, influenza che avanza. Domenica mattina la situazione non era ottimale, ma non potevo mancare alla seconda motardata, e allora… latte caldo con miele, aspirina a palla, e via verso il ritrovo al piazzale. Dalle adesioni saremmo dovuti essere molti di più dell’altra volta, ma alla fine eravamo la solita quindicina di scalmanati, con un paio di defezioni e altrettante new entry (un saluto ai due col 125). Per quel che mi riguarda meglio così, già riusciamo a fermarci tutti ogni tre km per qualsiasi cazzata, figuriamoci se fossimo di più. Stavolta però le soste sono state quasi tutte giustificate, la giornata è stata splendida ma piena di imprevisti, certo è che ai nostri giri non ci si annoia. 

Incredibile ma vero, abbiamo già tutti il pieno (eccetto Paolo, l’estetico col Duke Electra-Glide, ma viene da Livorno è giustificato), per cui andiamo spediti fino a Pontassieve e poi Dicomano. Lì, non so perché, uno si ferma e tutti dietro come baccalà, giusto di fronte a un carabiniere, che forse nervoso perché la tipa che stava intortando non gliela dava, pensa bene di fare una telefonata ai vigili del paesello successivo. Morale, appena entrati a San Godenzo ci troviamo vigile e vigilessa in mezzo alla strada che ci stavano aspettando con intenzioni non proprio amichevoli.
Io sono a metà del gruppo, e cerco di mettere in atto il piano A: mi accodo a uno, e mentre lui accosta provo il dribbling. Cazzo, la vigilessa è agguerrita e quasi mi placca con una palettata sul casco intimandomi perentoria di fermarmi.
Ok biondina, allora piano B: faccio un cenno di assenso e parcheggio dieci metri avanti, badando bene di lasciare la moto in posizione di fuga, accanto a una porta del bar, con le chiavi inserite.
"Spengete i motori! Fuori i documenti!", vado verso i vigili che hanno l’aria di essere nervosetti, ma poi entro nel bar con un altro cenno di assenso, come per dire “cominciate pure, arrivo subito”.
Si, come no, esco dall’altra porta, salgo in moto e parto a razzo!

Sul passo del Muraglione, dove il gruppo mi raggiungerà dopo mezz’ora, mi racconteranno che hanno fatto solo tre multe per targhe illeggibili, ed è andata di lusso, perché se si mettevano a controllare scarichi, frecce, gomme, specchietti, potevano risanare il bilancio del Comune. 

Si uniscono a noi i due ragazzi di Ravenna e ripartiamo. Dieci curve e “il giallone” (scusa ma non ricordo come ti chiami) si appoggia sull’asfalto. Nulla di grave, due fascette di plastica e la leva del cambio torna come nuova. Sterrato veloce verso Corniolo e poi sosta pranzo. Lazzi e intrallazzi, siamo proprio un bel gruppo di rintronati assortiti bene. E la signora della trattoria sta ancora cercando le forme di pecorino… 

Un quarto d’ora per fare una foto alle moto parcheggiate in fila accanto a un cassonetto, poi un quarto d’ora a far benzina a Santa Sofia (Sauro ricordami i 5 euro che ti devo!), poi un quarto d’ora a salutare i ravennati che risalivano per la E45, poi finalmente su per il passo dei Mandrioli dove ogni tanto sarebbe valsa anche la pena guardare il panorama, ma ero troppo impegnato a tenere il passo di Gianni (senza peraltro riuscirci) e di Paolo. Poi a raccattare Sandro che ha voluto provare il grip sul fango, poi nel bosco dagli splendidi colori autunnali verso Camaldoli, poi verso Poppi su uno spettacolo di strada non proprio da SM ma fantastica coi suoi curvoni aperti da ginocchio in terra. 

Siccome avevamo fatto almeno una ventina di km senza mai fermarci, Gianni ha pensato bene di… rompere il cavo della frizione. Il previdente e attrezzatissimo Puppi gli fornisce il ricambio, non senza fargli notare che glielo rinfaccerà per l’eternità. A me intanto sta per scadere il bollo…

 

Si riparte verso il passo della Consuma, la strada sarebbe anche bella ma è piena di doppiati (sì insomma, di automobilisti della domenica) e allora meglio trotterellare tranquilli fino al bar per l’ultima sosta caffè e i saluti finali.
Fine delle trasmissioni? Non ancora, perché scendendo, complice l’andatura un po’ troppo garibaldina vista l’ora tarda e la stanchezza, anche Paolo si esibisce in un planaggio con tanto di coreografica svirgolata nera sull’asfalto. Danni più morali che fisici per fortuna. 

Ore 19, rientro a casa, passata l’euforia della giornata l’influenza sta prendendo rapidamente il sopravvento, ma chissenefrega. Oh, la prossima volta si va al “Nurburgring”! San Gimignano – Volterra e Poggibonsi – Castellina. Portate il cronometro.

 

 

La motardata del 26 settembre 2004

 

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